Cinquant’anni dallo sbarco. La “mia” Luna e quella notte in cui mi salvò…

“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Era il 20 luglio 1969 quando l’astronauta Neil Armstrong pronunciò queste parole che cambiarono il corso della Storia. Per la prima volta un uomo metteva piede sulla Luna. Tutto il mondo seguì in diretta un momento che segnerà uno dei traguardi più importanti mai raggiunti.
Il fascino di questo satellite, però, non è legato solo alla scienza. Nel corso dei secoli, la Luna ha ispirato numerosi poeti e artisti che l’hanno scelta come musa per le loro opere.
Siamo da sempre stregati dal suo mistero che regola le nascite e i raccolti, influenza le maree e gli stati d’animo.
Ci trasmette malinconia e tristezza, nostalgia e speranza. È l’astro a noi più familiare, testimone silenzioso e costante della nostra vita. Dei momenti belli e di quelli da cancellare.
Ricordo quando fece da sfondo alla nascita di mio figlio ma anche quando illuminò la devastazione del terremoto che nell’ottanta colpì la mia terra, la Basilicata.Era il 23 novembre e i miei sette anni furono di colpo sospesi, divorati dalla paura che tutto intorno potesse continuare a sgretolarsi. La Luna,che quella sera era piena, diventò il mio punto fermo, il mio conforto, la certezza che ce l’avrei fatta. E forse la magia della luna è proprio questa…Ti ricorda che c’è sempre qualcosa a cui guardare, da cui ripartire, anche quando tutto intorno è buio. .
Dovremmo imparare ad essere come lei, circondata dalle tenebre eppure così forte della sua luce.
Nella Luna ci perdiamo e ci ritroviamo tante volte. Accompagna i nostri viaggi, gli arrivi e le partenze.
È l’amica che ti ascolta a qualsiasi ora della notte e a cui confidare tranquillamente un segreto. Ha il potere enorme di ridimensionare il dolore e di aumentare la felicità.
E poi ha di bello la cosa più emozionante di tutte : accorcia le distanze. Perché, in fondo, basta alzare gli occhi al cielo per sentirci tutti un po’ più vicini.

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