Elisabetta Sarperi novizia cistercense. Per la prima volta una donna della nostra Diocesi veste gli abiti cistercensi a Valserena

In quale giorno una volterrana D.O.C., nata e vissuta a Volterra in via san Lino, poteva ricevere l’abito monastico e iniziare il suo cammino di noviziato nel monastero di Valserena, se non in quello della festa del Patrono della città e primo successore di S. Pietro? Così è stato per Elisabetta Sarperi, per gli amici «Betty», che ora è «suor Elisabetta», e che il 23 settembre scorso ha lasciato i suoi abiti secolari, scelti sempre con eleganza, per rivestire quello bianco di novizia cistercense. La cerimonia di vestizione si è svolta, come di consuetudine, nel Capitolo monastico, alla presenza della Madre Abbadessa, Maria Francesca Righi, e delle sole consorelle, ma per la Messa è intervenuto il Vescovo, Mons. Silvani, che ha presieduto la celebrazione eucaristica, a cui hanno partecipato anche don Fabio Villani e don Giuliano Giovannini, insieme ad alcuni amici di Elisabetta venuti da Volterra.

Nell’omelia, il Vescovo ha richiamato proprio la «felice combinazione» di celebrare contemporaneamente due eventi – la festa di San Lino e la vestizione monastica di suor Elisabetta – che «si valorizzano reciprocamente: San Lino è stato il primo successore documentato degli apostoli e proveniva da Volterra; Elisabetta proveniente da Volterra sceglie di servire il Signore in maniera diversa da San Lino, ma pur sempre nello stesso stile: quello di lasciare tutto per una causa più nobile». E se la missione di pastore e evangelizzatore di san Lino è indubbiamente diversa dalla scelta della vita contemplativa di suor Elisabetta, esse si sostengono e si illuminano a vicenda, perché, come ha ricordato sempre il Vescovo, «preludio» ad ogni forma di evangelizzazione è «una preghiera assidua, paziente, perseverante, non per imporre la nostra volontà a Dio, ma per chiedergli di renderci disponibili a fare la sua, per essere attenti al suo progetto di salvezza» e «la nuova evangelizzazione, come anche quella vecchia, comincia dalla preghiera e si diffonde con la testimonianza della vita».

Per questo, anche fra le mura del monastero, «Betty» potrà continuare a servire la nostra Diocesi e a partecipare, sia pure in maniera diversa, alla sua vita, come ha fatto finora in molti modi. Fra questi don Francesco Spinelli, che non ha potuto essere presente quel giorno, ne rammenta in particolare uno, che ben esprime, anche simbolicamente, questo legame destinato a perdurare: il servizio di fiorista per l’addobbo della cattedrale, fatto sempre con gioia e nel nascondimento della sacrestia, vera «metafora della vita di clausura, che lavora nel silenzio e nel nascondimento del convento e lascia poi che i fiori delle preghiere siano ammirati da tutti e servano per la Chiesa tutta». E siamo certe che così sarà ora per suor Elisabetta.

Siamo certe anche che un fiore della preghiera di suor Elisabetta è sbocciato, pieno di riconoscenza, per don Armando Volpi, che l’ha accompagnata nel suo cammino spirituale e che avrebbe voluto, anche lui, essere presente e non ha potuto per motivi di salute, ma che così ha potuto partecipare in comunione alla grazia di questo giorno.

Sr. Patrizia Girolami

Da L’Araldo del 10 ottobre

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