Orologio Data e Ora

PAROLE… Federico Ott

PAROLE – 35° episodio

Ci sono parole che, più che chiarire un concetto, servono a prendere tempo. Piccole pause travestite da ragionamento, formule che riempiono il silenzio mentre il cervello cerca disperatamente la frase successiva.
La regina assoluta è “allora”.
Non l’“allora” temporale, naturalmente, ma quello che compare all’inizio di ogni risposta: “Allora…”, seguito spesso da qualche secondo di vuoto cosmico. È diventato una specie di rincorsa linguistica, come quei passi all’indietro che fanno i saltatori prima di partire.
Molto usato anche “diciamo”.
“Diciamo che il progetto è quasi pronto”, “Diciamo che poteva andare meglio”. Una parola apparentemente innocua che però introduce immediatamente una sfumatura di prudenza, come se il parlante volesse tenersi aperta una via di fuga nel caso qualcuno contestasse ciò che sta dicendo.
Poi c’è “tipo”.
Nato per fare esempi (“animali tipo cane, gatto…”), è ormai diventato un passepartout universale: “Ero tipo arrabbiato”, “Lui fa tipo il manager”. A volte compare così spesso che più che ascoltare un discorso sembra di assistere a un casting per influencer adolescenti.
Naturalmente tutti usiamo intercalari. Sono normali, aiutano il ritmo del discorso e spesso evitano silenzi imbarazzanti. Il problema nasce quando diventano così frequenti da occupare più spazio delle idee stesse.
Perché una pausa ogni tanto può dare forza a ciò che diciamo.
Riempirla continuamente, invece, rischia di ottenere l’effetto opposto.
E se qualcuno vi dice: “Allora… diciamo… tipo…”, non preoccupatevi: probabilmente sta solo cercando parcheggio per la frase successiva.


…al prossimo episodio!