
Una notte qualsiasi, tre ragazzi e un’auto ferma sul ciglio della strada.
Passata la mezzanotte, su un’autostrada deserta, l’auto di una donna si fermò all’improvviso.
Niente soldi per un carro attrezzi, nessuno da chiamare.
Pensò che la notte sarebbe finita lì — sola, nel buio.
Poi, dal nulla, arrivarono tre ragazzi.
Indossavano ancora il costume da bagno, dopo un tuffo notturno.
Si guardarono, aprirono il cofano, provarono a capire cosa non andasse.
Dopo pochi minuti si resero conto che l’auto non poteva ripartire.
Così decisero una cosa semplice, e allo stesso tempo straordinaria:
l’avrebbero spinta loro.
Per più di sei chilometri, nella notte silenziosa, sotto il bagliore dei fari, spinsero la macchina mentre la donna la guidava piano, con le mani che ancora tremavano.
Un altro automobilista, vedendoli, si mise dietro di loro con le quattro frecce accese, per proteggerli dal traffico.
Tre ore dopo, stanchi, sudati e sorridenti, arrivarono davanti a casa della donna.
Lei li abbracciò, con le lacrime agli occhi.
Non riusciva a credere che tre sconosciuti avessero fatto tutto quello solo per aiutarla.
Quando qualcuno chiese ai ragazzi se lo rifarebbero, uno di loro rispose senza pensarci troppo:
“Ci hanno insegnato ad aiutare, sempre. Qualunque cosa accada.”
Un gesto minuscolo, eppure immenso.
Una notte qualsiasi, tre ragazzi e un’auto ferma sul ciglio della strada.
Nessuna ricompensa, nessuna fotografia, nessun testimone.
Solo la prova che l’umanità, a volte, resiste nei gesti più semplici:
quelli di chi, anche al buio, sceglie ancora di farsi luce.