
PAROLE – 27° episodio
Quanti esilaranti capi e colleghi iper obesi di lavoro ho conosciuto in quasi vent’anni di carriera, persone che giudicano sopra partes, alcuni in spasimante attesa e a braccia consorte, altri con naturali incrinazioni che sbagliano l’indirizzo per non aver correttamente annotato il numero cinico e parcheggiano l’auto a spiga di pesce.
A tutti loro devo un immenso grazie per l’involontaria comicità e li perdono per avermi più volte instillato il dubbio sulla correttezza del mio italiano.
Se per un solo punto mal posto Martino, Abate del monastero di Asello, perse la cappa, e la Sibilla Cumana costruì la sua fama immortale sull’omissione di una virgola in un suo celebre vaticinio, è evidente che tutte le regole grammaticali e sintattiche devono essere rispettate; perché considerarle trascurabili, e quindi aggredibili o ignorabili, può avere conseguenze a volte buffe, ma altre volte imbarazzanti quando non offensive. Se poi si aggiunge qualche inopinato errore nella scelta del sostantivo, del verbo o dell’aggettivo, ecco che l’imprevedibilità prende il timone.
In realtà moltissimo, anche perché le
Quando parliamo di un qualsiasi argomento, la scelta dei sostantivi che lo definiscono e degli aggettivi che lo qualificano rivelano il nostro pensiero in proposito, i pericoli legati alle incomprensioni si moltiplicano ulteriormente. Se un capo chiama “sottoposti” i suoi collaboratori palesa immediatamente il suo modo antiquato di concepire la leadership; così come un mentore che considera “ragazzino” il brillante stagista appena affidatogli non dimostra certo di possedere grandi doti nello svolgimento del suo compito: difficilmente, infatti, coglierà la differenza tra educare e insegnare, e di sicuro penserà di non aver nulla da imparare da chi non ha ancora la sua esperienza.
Se poi la scelta delle parole usate non avviene con consapevolezza, ma è anche frutto di errore, le conseguenze divengono incontrollabili. Mi è capitato, nel corso di una presentazione in azienda, di ascoltare un collega che si scusava per una fotografia appena mostrata che appariva, a suo dire, eccessivamente “costipata”. Confesso che faticai a capire a cosa si riferisse, ma di certo il mio primo pensiero fu rivolto a evitare un possibile contagio e non certo ai numerosi elementi presenti nell’immagine. E ne ho in serbo altre per le prossime puntate!!
…al prossimo episodio!
