Orologio Data e Ora

PAROLE… Federico Ott

PAROLE – 26° episodio


Ricordo che, molti anni fa, quando ero responsabile del personale di un plant di una grande multinazionale, per rispondere alla eccezionale domanda del mercato si decise di aumentare la produzione con l’inserimento di un terzo turno e la conseguente assunzione di circa 500 persone (bei tempi). Visto che molti candidati provenivano da varie nazionalità, uno dei principali temi da gestire era verificare che queste persone avessero un livello di conoscenza della lingua italiana tale da permettere loro non solo di esprimersi in modo comprensibile e di comprendere a loro volta quanto veniva loro detto a voce, ma anche di leggere e firmare consapevolmente un contratto di lavoro, di capire la segnaletica interna e infine recepire la necessaria formazione sulla sicurezza. Si era anche pronti, nel caso in cui questi requisiti mancassero del tutto o fossero inadeguati, ad organizzare corsi di lingua italiana ad hoc.
Sorrido al pensiero che oggi questa esigenza continui ad esistere per i nuovi assunti muniti di altisonanti titoli di studio rilasciati dalle nostre scuole e delle nostre università ma anche per dipendenti con anzianità significative e ruoli manageriali. Peccato che in questo caso però non si tratti di persone provenienti da altri paesi ma di cittadini italiani nati e cresciuti nello Stivale. Dare per scontato che un diplomato o un laureato sappia usare correttamente la nostra meravigliosa lingua e non incorra mai in clamorosi svarioni, magari in importanti riunioni, è un errore da non commettere mai.
L’incauto autore del curriculum portato a mo’ di esempio nella scorsa puntata non è certo un caso isolato perché purtroppo il club dei laureati ignoranti ha molti soci.
A tutti sarà capitato di ricevere curricula di candidati che restavano in attesa di una breve e celere risposta affermativa, o che volessero essere assunti per motivi di lavoro o addirittura disposto a lavorare anche nei giorni feriali o che infine ostentassero un originale titolo di studio: diploma di “inferiore”
Chi poi non ha assistito a pomposi speech distrutti da un congiuntivo? Oppure ha partecipato a qualche importante meeting dove un relatore, al termine dell’intervento, cedeva il microfono al collega seduto nella fila posteriore esclamando nell’ilarità generale: “Grazie a tutti per l’attenzione, ora passo la parola al mio didietro”.


…al prossimo episodio!