
PAROLE – 36° episodio
Esistono parole che hanno un talento straordinario: riescono a rendere elegante anche la più semplice delle banalità. È il linguaggio delle previsioni meteo, della politica e, soprattutto, delle confezioni dei prodotti.
Prendete “fragranza”.
Una volta si diceva semplicemente “odore”. Poi il marketing ha deciso che “odore” era troppo diretto e così è nata la “fragranza intensa con note agrumate”. Tradotto: profuma di limone.
Lo stesso vale per “experience”. Oggi non si beve più un caffè: si vive una “coffee experience”. Non si va a cena: si partecipa a una “food experience”. A questo punto manca solo la “lavatrice experience” e poi il cerchio sarà completo.
Anche il verbo “valorizzare” meriterebbe un capitolo a parte.
Qualunque cosa ormai va valorizzata: persone, territori, idee, persino gli avanzi del frigorifero. È una parola meravigliosa perché nessuno sa esattamente cosa significhi in concreto, ma detta durante una riunione produce sempre cenni di approvazione.
E poi c’è il magnifico “importante”.
Non indica più soltanto qualcosa di rilevante: oggi tutto è importante. Una pizza diventa “importante”, un aperitivo “importante”, perfino un raffreddore a volte viene descritto come “piuttosto importante”. Che, detta così, sembra quasi richiedere l’intervento della Protezione Civile.
La verità è che spesso scegliamo parole più grandi delle cose che descrivono.
Forse perché speriamo che, gonfiando il linguaggio, cresca automaticamente anche la realtà.
Ma tranquilli: chiamare “experience” una focaccia non la farà parlare inglese.
…al prossimo episodio!
